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Costruzione della Confraternita

La chiesa fu edificata nel 1776 come appare chiaramente dall'iscrizione latina collocata sopra l'architrave della cappella. All'interno di un cartiglio, scolpito in pietra leccese, si può leggere: SACRUM HOC AEDIFICIUM IN HONOREM B(EAT)AE V(IRGI)NIS MARIAE DE PIETATE EX NIMIA DEVOTORUM CHARITATE ERECTUM FUIT. AVE M. MDCCLXXVI.  Si intuisce subito che l'edificio fu eretto in onore della Beata Vergine della Pietà, grazie alla straordinaria carità dei devoti nell'anno del Signore 1776. Un'altra iscrizione collocata sulla colonna laterale destra della facciata, a circa due metri d'altezza, così recita: HAEC ECCLESIA SUB TIT(UL)O ..... DOLOROSAE INCEPTA ..... REPARATA EST ..... 
Un occhio esperto in epigrafia si accorgerebbe subito che si tratta di una "prova", di una minuta epigrafica, resa più evidente dalla mano pocp esperta dello scalpellino e dalle lacune lasciate sulla pietra. Il contenuto sarebbe quasi in opposizione a quello della facciata poichè questa secondaiscrizione ci informa che la chiesa, sotto il titolo [della Vergine] dei Dolori ebbe inizio e fu riparata in un anno imprecisato.

Al suo interno la chiesa si presenta con tre altari, tutti ben documentati negli Atti Visitali del sec. XIX. Oltre l'altare maggiore dedicato alla Vergine Addolorata vi sono altri due altari rispettivamente dedicati a Sant'Eligio e a San Michele Arcangelo. Quello di Sant'Eligio, da sempre lasciato quasi spoglio e privo di suppellettili, venne interdetto al culto nel 1839, ad opera di Mons. Grande, Arcivescovo di Otranto, "donec de omnibus ad cultum necessariis provideatur". La presenza dell'altare di San Michele Arcangelo pone delle questioni particolarmente interessanti dal punto di vista storico-edilizio, certamente in via di risoluzione. chi vi scrive è fermamente convinto che la chiesa della Pietà sia sorta sulle rovine di un'altra più antica, certamente di origine medievale: la chiesa di Sant'Angelo, abbondantemente documentata nelle carte dell'Archivio Diocesano di Otranto della metà del Seicento. Abbattuta la chiesetta, ormai diroccata per l'ingiuria del tempo, sulle stesse fondamenta fu edificata la nuova, lasciando ovviamente (per ragioni di continuità culturale) la sopravvivenza del culto e della devozione a San Michele Arcangelo, titolare dell'antica cappella. Nella prima Visita Pastorale dello stesso Mons. Grande, datata 1835, si possono evincere notizie interessanti sull'organo della chiesa e sulla statua della Beata Vergine Addolorata che si porta in processione. Le lampade della cappella erano alimentate grazie alle oblazioni volontarie dei fedeli. La cura e la manutenzione della chiesa è stata da sempresostenuta dalla Confraternita dell'Addolorata.