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La festa della cucuzzata: origini e sapori di una sagra di paese

La festa della cucuzzata: origini e sapori di una sagra di paese

Camminiamo tra i vicoli di Vitigliano quando ormai il sole del tardo pomeriggio scalda le pietre bianche delle case, e all’improvviso arriva quel profumo inconfondibile: la cucuzzata appena fritta. È un aroma dolce, di zucca e cannella, che si mescola all’odore delle luminarie e al vociare della gente. In quel momento capiamo perché le sagre di paese nel Salento non siano semplici appuntamenti gastronomici, ma veri e propri riti collettivi. La festa della cucuzzata a Vitigliano è una di queste occasioni: un momento in cui la comunità si ritrova, i visitatori arrivano da Santa Cesarea Terme e dai paesi vicini, e la tradizione contadina torna a vivere per qualche giorno.

Cos’è la cucuzzata e perché si festeggia a Vitigliano

Cos'è la cucuzzata e perché si festeggia a Vitigliano

La cucuzzata è una frittella dolce di zucca tipica del Salento, preparata in occasione della festa patronale di San Rocco a Vitigliano. Non parliamo di un dolce industriale: la cucuzzata nasce da una zucca locale, spesso la varietà dalla polpa gialla e compatta che le famiglie coltivano ancora negli orti, cotta al forno o al vapore, poi impastata con farina e uova. La tradizione è profondamente contadina: la zucca era uno degli alimenti più umili e versatili della civiltà rurale salentina, e la frittura rappresentava il momento di festa, quello in cui si usciva dalla povertà quotidiana per concedersi qualcosa di goloso.

A Vitigliano la cucuzzata non è solo un dolce: è un simbolo identitario. Ogni famiglia custodisce la propria versione, con piccole variazioni nella quantità di zucca, nell’aggiunta di scorza d’arancia o nell’uso dello zucchero a velo. La festa patronale di San Rocco, che si celebra intorno al 16 agosto, diventa così l’occasione per preparare grandi quantità di impasto e friggere per giorni.

La ricetta tradizionale: zucca, farina e un tocco di cannella

La ricetta base è semplice, come tutte le cose buone della cucina povera salentina. Si parte dalla zucca cotta e schiacciata, si aggiunge farina, un po’ di lievito, zucchero e un pizzico di cannella. Alcune massaie aggiungono un uovo per rendere l’impasto più morbido, altre no. Poi si frigge in olio abbondante, a cucchiaiate, fino a ottenere frittelle dorate e irregolari. Si servono calde, spolverate di zucchero semolato o a velo.

Il segreto, ci dicono le cuoche più anziane, sta nella zucca: deve essere asciutta, non acquosa, altrimenti l’impasto non tiene. E poi nella pazienza della frittura, che va fatta a fuoco medio, senza fretta.

Il legame con la festa patronale di San Rocco

La cucuzzata è indissolubilmente legata alla festa di San Rocco, il santo invocato contro le epidemie e protettore dei pellegrini. A Vitigliano, come in molti paesi del Salento, la devozione a San Rocco è antica e sentita. La preparazione delle frittelle di zucca è parte integrante dei preparativi: non si tratta solo di cibo, ma di un gesto di comunità, di condivisione, di accoglienza verso chi arriva da fuori.

Origini storiche: dalla civiltà contadina alla sagra moderna

Per capire la festa della cucuzzata dobbiamo tornare indietro, alla civiltà contadina del Salento. Qui l’agricoltura scandiva i tempi della vita: la semina, la raccolta, la transumanza delle greggi verso i pascoli invernali. La zucca era un prodotto dell’orto, disponibile in autunno e inverno, ma grazie alla sua conservabilità poteva essere utilizzata anche in estate, durante le feste patronali. La cucuzzata nasce proprio da questa esigenza: trasformare un alimento semplice in un dolce per le occasioni speciali.

In questo contesto, Santa Cesarea Terme rappresentava un punto di riferimento importante. Il vicino centro termale, noto per le sue acque sulfuree e le grotte marine, attirava visitatori e curiosi già tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Molti di loro, durante i soggiorni estivi, si spingevano verso i paesi dell’entroterra come Vitigliano, portando con sé usanze e curiosità, ma anche lasciandosi conquistare dai sapori locali.

Il ruolo delle massaie e la trasmissione orale delle ricette

La cucuzzata non è mai stata scritta su un ricettario ufficiale: si è tramandata oralmente, di madre in figlia, di nonna in nipote. Le massaie erano le vere custodi di questo sapere. Ricordiamo ancora le donne che, sedute nei cortili, impastavano e friggevano mentre raccontavano storie di famiglia. La ricetta si imparava guardando, assaggiando, sbagliando e riprovando. Questo è il cuore della tradizione: non un documento, ma una pratica quotidiana condivisa.

L’evoluzione della sagra dagli anni ’80 a oggi

Negli anni ’80 la festa della cucuzzata ha iniziato a trasformarsi in una sagra vera e propria, con stand, musica e visitatori provenienti anche da fuori provincia. Da evento quasi privato, legato alle famiglie del paese, è diventata un appuntamento pubblico, capace di attirare curiosi e appassionati di gastronomia. Oggi la sagra mantiene un equilibrio tra tradizione e modernità: le ricette restano quelle di una volta, ma l’organizzazione è più strutturata, con spazi dedicati, sicurezza e servizi per i visitatori.

I sapori della festa: cosa si mangia e si beve

La festa della cucuzzata è un trionfo di sapori salentini. Oltre alle frittelle di zucca, si trovano le pittule, piccole palline di impasto fritte, spesso arricchite con olive, cipolle o pomodori secchi. E poi il pesce, perché la pesca nel Salento è parte integrante della cultura gastronomica locale: i ricci di mare, il pesce azzurro, le alici e le sardine sono spesso presenti nelle sagre, soprattutto in quelle vicine alla costa.

Non mancano i dolci: le cartellate, nastri di pasta fritta e intrecciati, conditi con vincotto o miele, sono un classico delle feste patronali. E per bere, i vini del Salento come il Negroamaro e il Primitivo accompagnano tradizionalmente i piatti della festa, con la loro struttura e il loro calore.

La cucuzzata: dolce o salata?

La cucuzzata tradizionale è dolce, ma esistono varianti salate, preparate con zucca, farina e formaggio. In alcune famiglie si usa aggiungere pepe o erbe aromatiche. La versione dolce resta però la più diffusa durante la festa di San Rocco, spesso servita come dessert o merenda serale.

Accostamenti con i vini del Salento

Con la cucuzzata dolce, un Negroamaro rosato leggermente freddo può essere un abbinamento interessante, grazie alla sua freschezza. Con le pittule e i piatti di pesce, invece, un Primitivo giovane o un Negroamaro rosso funzionano bene. I vini locali non sono solo bevande: sono parte dell’identità del territorio.

La festa patronale di San Rocco: riti, musica e comunità

Il cuore della festa è la processione con la statua di San Rocco, che attraversa le strade del paese tra luminarie e canti. La comunità di Vitigliano partecipa numerosa, e l’accoglienza verso i visitatori provenienti da Santa Cesarea Terme e dintorni è calorosa. Le luminarie colorano le facciate, i concerti bandistici riempiono la piazza, e la musica popolare salentina, con la pizzica, fa ballare grandi e piccoli.

La processione e la benedizione degli animali

Un momento particolarmente sentito è la benedizione degli animali, legata alla tradizione contadina e alla protezione del bestiame. San Rocco è invocato anche come protettore degli animali domestici e da lavoro, e durante la processione molti portano i propri cani o altri animali per ricevere la benedizione.

Musica popolare e pizzica salentina

La pizzica è il sottofondo musicale della festa. I tamburelli e i violini si fanno sentire fin dal tardo pomeriggio, e la piazza diventa un grande spazio di danza. Non è raro vedere turisti e visitatori unirsi ai balli, guidati dai più esperti.

Come partecipare e cosa aspettarsi: consigli pratici

La festa si tiene generalmente a metà agosto, intorno al 16, in coincidenza con la ricorrenza di San Rocco. Il consiglio è di arrivare presto, soprattutto se si vuole parcheggiare vicino al centro. Da Santa Cesarea Terme si raggiunge Vitigliano in pochi minuti d’auto, seguendo le indicazioni per i paesi dell’entroterra.

  • Date: generalmente intorno al 16 agosto, con eventi che possono durare due o tre giorni.
  • Come arrivare: da Santa Cesarea Terme prendere la strada provinciale in direzione Vitigliano; il tragitto è breve e panoramico.
  • Parcheggio: sono disponibili aree nelle vicinanze del centro, ma è consigliabile arrivare entro le 19:00.
  • Cosa aspettarsi: stand gastronomici, musica dal vivo, processione e tanta gente.
  • Consiglio: arrivare affamati, perché le porzioni sono generose e i sapori intensi.

Se si ha tempo, vale la pena abbinare la visita alla festa con una giornata alle terme di Santa Cesarea, note per le acque sulfuree e le grotte marine. Un modo per unire relax e cultura gastronomica.

Date e orari della sagra

Gli orari possono variare di anno in anno, ma in genere gli stand aprono nel tardo pomeriggio e proseguono fino a tarda sera. La processione si svolge solitamente la sera del 16 agosto.

Abbinare la visita alle terme di Santa Cesarea

Le terme di Santa Cesarea Terme sono un’attrattiva imperdibile: acque sulfuree, grotte marine e un mare cristallino. Trascorrere la mattina alle terme e la sera alla sagra è un modo perfetto per vivere il territorio a 360 gradi.

FAQ

Quando si celebra la festa della cucuzzata a Vitigliano?

La festa si celebra generalmente intorno al 16 agosto, in occasione della festa patronale di San Rocco. Le date esatte possono variare leggermente di anno in anno, ma il periodo è sempre quello di metà agosto.

La cucuzzata è un dolce o un piatto salato?

La versione tradizionale è dolce, a base di zucca, farina, zucchero e cannella. Esistono però varianti salate, meno comuni, preparate con formaggio o erbe aromatiche.

Come si raggiunge Vitigliano da Santa Cesarea Terme?

Vitigliano dista pochi chilometri da Santa Cesarea Terme. Si raggiunge facilmente in auto seguendo le indicazioni per i paesi dell’entroterra. Il tragitto dura circa 10-15 minuti.

Quali altri piatti si possono gustare durante la sagra?

Oltre alla cucuzzata, si trovano pittule, cartellate, pesce azzurro, ricci di mare e altri piatti della tradizione salentina, accompagnati da vini locali come Negroamaro e Primitivo.

È necessaria la prenotazione per partecipare?

No, la partecipazione è libera e aperta a tutti. Gli stand gastronomici sono accessibili senza prenotazione, ma nei momenti di maggiore affluenza potrebbe esserci un po’ di attesa.

La festa della cucuzzata a Vitigliano rappresenta un’esperienza autentica del Salento, dove tradizione, sapori e comunità si intrecciano in un rito che si rinnova ogni anno. Vi invitiamo a partecipare, a lasciarvi conquistare dal profumo delle frittelle di zucca e a diffondere questo patrimonio, perché la cultura di un paese vive anche attraverso chi la racconta e la condivide.

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